Perché si forma la muffa in casa?
La muffa si forma quando l’umidità incontra superfici fredde e scarsa ventilazione. Le cause più frequenti sono tre: infiltrazioni da pareti o tetto (responsabilità del proprietario), condensa da scarso ricambio d’aria (spesso legata all’uso dell’inquilino), e ponti termici dovuti a infissi vetusti o isolamento insufficiente (responsabilità del proprietario se strutturale).
Distinguere la causa è il primo passo per capire chi deve intervenire. La muffa da infiltrazione è facilmente riconoscibile perché localizzata su una parete esterna o sotto una finestra e peggiora con la pioggia. La muffa da condensa, invece, si forma sugli angoli delle pareti interne, dietro i mobili e nei bagni senza finestra.
Il problema della muffa è in aumento per due ragioni: da un lato gli edifici più isolati trattengono più umidità interna, dall’altro molti inquilini non aerano abbastanza gli ambienti per paura di disperdere calore. La combinazione di scarso ricambio d’aria e produzione di vapore (docce, cottura, asciugatura dei panni in casa) crea le condizioni ideali per la muffa da condensa.
Questo articolo ha scopo informativo e non costituisce consulenza legale, fiscale o contrattuale. Per casi specifici, rivolgiti a un professionista.
Quando la muffa è responsabilità del proprietario?
Il proprietario è responsabile quando la muffa deriva da difetti strutturali dell’immobile. Rientrano in questa categoria:
- infiltrazioni dal tetto, dalle pareti esterne o dal terrazzo soprastante
- risalita di umidità dal terreno (assente o insufficiente isolamento orizzontale)
- infissi vetusti che non chiudono ermeticamente e creano ponti termici
- assenza di isolamento termico a pareti e solai
- problemi di ventilazione forzata in bagni ciechi
In questi casi, la normativa prevede in genere che il proprietario debba eseguire i lavori necessari per eliminare la causa della muffa. Se non lo fa, l’inquilino può richiedere l’intervento in forma scritta (raccomandata o PEC) e, in caso di inerzia, valutare con un legale la possibilità di rivolgersi al giudice per l’adempimento o per la riduzione del canone.
La giurisprudenza tende a distinguere tra vizi strutturali permanenti e difetti manutentivi eliminabili, riconoscendo la riduzione del canone nei casi più gravi e duraturi. Nel caso della muffa da infissi vetusti e scarso isolamento, si tratta spesso di un difetto manutentivo eliminabile: il proprietario è in genere tenuto a eseguire i lavori (sostituzione infissi, cappotto termico), ma non necessariamente a ridurre il canone, perché il danno al godimento dell’immobile potrebbe non essere considerato irreversibile. Per una valutazione del caso specifico è opportuno rivolgersi a un legale.
Quando la muffa è responsabilità dell’inquilino?
L’inquilino è responsabile quando la muffa è causata dal proprio comportamento. I casi più comuni sono:
- scarsa aerazione degli ambienti (non aprire le finestre dopo la doccia o la cottura)
- asciugatura dei panni all’interno senza ricambio d’aria
- mobili addossati alle pareti esterne che impediscono la circolazione dell’aria
- riscaldamento insufficiente che mantiene le pareti troppo fredde
- assenza di manutenzione ordinaria delle prese d’aria
In questi casi, il proprietario può richiedere all’inquilino di modificare le abitudini e, se la muffa persiste e provoca danni, può chiedere il risarcimento per il deterioramento dell’immobile. La muffa trascurata può danneggiare intonaco, infissi e arredi in modo permanente.
Per evitare contestazioni, è utile che il proprietario fornisca all’ingresso indicazioni scritte su come aerare e riscaldare l’appartamento, specialmente in edifici con infissi a tenuta stagna. Alcuni contratti di affitto includono già queste raccomandazioni.

Cosa fare quando si scopre la muffa?
Il primo passo è documentare: scatta foto della muffa con data, misura l’umidità con un igrometro (si trova a 10-15 euro), annota le condizioni meteo dei giorni precedenti. Questa documentazione serve a stabilire la causa.
Poi comunica per iscritto al proprietario la presenza di muffa. Usa la raccomandata o la PEC per avere prova della comunicazione. Spiega dove si è formata, da quanto tempo è presente e allega le foto. Chiedi al proprietario di intervenire per verificare la causa e risolvere il problema.
Se la causa è strutturale, il proprietario deve incaricare un tecnico (termotecnico o geometra) per una diagnosi. La diagnosi determinerà se serve un intervento di isolamento, la sostituzione degli infissi, o la riparazione di infiltrazioni. I tempi di intervento dipendono dalla complessità dei lavori.
Se la causa è comportamentale, il proprietario ti spiegherà quali abitudini modificare. In questo caso, la soluzione è nelle tue mani: aerare più spesso, non asciugare i panni in casa, tenere i mobili distanti dalle pareti fredde.
Si ha diritto a una riduzione dell’affitto per la muffa?
La riduzione del canone non è automatica. Per ottenerla, la muffa deve compromettere in modo significativo il godimento dell’immobile, al punto da ridurne l’abitabilità. Una macchia di muffa in bagno non giustifica una riduzione; muffa estesa su più pareti con problemi di salute associati potrebbe giustificarla.
In genere, per ottenere una riduzione del canone, può essere necessario dimostrare il nesso tra la muffa e il danno subito. Una perizia tecnica che attesti la causa strutturale e la gravità del problema è considerata un documento solido a supporto della richiesta. In assenza di perizia, la richiesta rischia di non essere accolta.
In pratica, nella maggior parte dei casi la soluzione migliore è cercare un accordo con il proprietario: lui esegue i lavori di risanamento, tu collabori con le buone pratiche per evitare che si riformi. Se il proprietario si rifiuta di intervenire nonostante la causa strutturale, puoi rivolgerti a un avvocato specializzato in locazioni.
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